
Book in Progress AI: la sfida delle discipline umanistiche nell’era dell’intelligenza artificiale
- Chiarastella Grande
- Metodologie didattiche
- 14 febbraio 2026
Tabella dei Contenuti
Introduzione
L’avvento dell’Intelligenza Artificiale generativa ha riacceso un antico timore: di fronte a macchine capaci di scrivere saggi, comporre poesie e tradurre lingue in pochi secondi, la cultura umanistica è destinata a soccombere?
Calvino e la macchina scrivente
Italo Calvino nel suo saggio Cibernetica e fantasmi 1, già nel 1961 ci indicava una rotta per orientarci nel labirinto della complessità del mondo. Egli infatti sosteneva che lo scrittore è già, di per sé, una ”macchina scrivente”: ciò che chiamiamo genio è spesso solo la capacità empirica di trovare scorciatoie in un vasto sistema di combinazioni linguistiche, laddove una macchina procederebbe in modo sistematico. L’IA odierna, che opera prevedendo la parola successiva in base a calcoli probabilistici, realizza esattamente l’ipotesi calviniana di una macchina capace di gestire la “discontinuità” e la “combinatorietà” del linguaggio,.
Tuttavia, Calvino individua un limite invalicabile per la macchina, che diventa la salvezza dell’umanista. La macchina può produrre tutte le permutazioni possibili, ma non può produrre il significato. La letteratura diventa un’arte quando il gioco combinatorio si carica di un significato inatteso, un senso che scivola fuori dal semplice calcolo e che deriva dall’esperienza vissuta. La macchina propone infinite varianti, ma è la coscienza umana che deve sceglierle e investirle di senso.
Verso l’intelligenza aumentata
L’intelligenza artificiale con la sua arte combinatoria ci conduce, dunque, verso una nuova prospettiva quella dell’Intelligenza Aumentata. Questa visione non propone la sostituzione dell’uomo, ma il suo potenziamento tramite un esoscheletro cognitivo. Un esoscheletro fisico funziona solo se chi lo indossa ha la forza di muoversi; allo stesso modo, l’IA generativa funziona solo se l’utente possiede solide competenze cognitive da amplificare. Se l’essere umano non sa pensare criticamente, non sa strutturare un discorso logico o non possiede un lessico ricco, l’IA non ha nulla da potenziare.
Book in Progress: oltre la delega tecnologica
È in questo solco che si inserisce il progetto Book in Progress. A differenza di un approccio che delega passivamente all’IA la produzione di contenuti, questa piattaforma si configura come un ecosistema dove la tecnologia è rigorosamente al servizio della professionalità docente.
In Book in Progress, il contenuto non è un prodotto “finito” e asettico della macchina, ma il risultato di un’ interazione guidata. I docenti della rete nazionale non si limitano a usare l’IA, ma le forniscono indicazioni precise, validano i dati e costruiscono nuovo senso pedagogico. La produzione di materiali didattici interattivi e personalizzati diventa così un atto di “co-creazione” in cui l’algoritmo agisce come supporto tecnico (per l’accessibilità BES, il coding o la simulazione), mentre il docente rimane l’unico garante del significato educativo.
Il modello di apprendimento supervisionato collaborativo di Book in Progress risponde esattamente a questa esigenza: sono i docenti a monitorare l’accuratezza e la pertinenza dei contenuti, assicurando che l’intervento umano (human-in-the-loop) rimanga centrale. Se l’educazione umanistica deve occuparsi delle domande e del senso, Book in Progress trasforma questa visione in pratica didattica. Mentre l’IA si occupa delle risposte rapide e della struttura, il docente investe il materiale di un valore relazionale e inclusivo, rendendo l’apprendimento economicamente accessibile e pedagogicamente solido. In un’epoca in cui le macchine sanno “scrivere”, il valore dell’essere umano non risiede più nella sola produzione del testo, ma nella produzione del senso. Prometeo ci ha portato il fuoco dell’IA, ma sono i docenti, attraverso piattaforme consapevoli come Book in Progress, a insegnarci come usarlo per illuminare il futuro degli studenti senza bruciare la centralità dell’umano, o per dirla come Calvino, i più gelosi attributi dell’umano.
Italo Calvino, Una pietra sopra: discorsi di letteratura e società, Milano, Mondadori ↩︎

